F.Guzzardi

Blog di inutili conseguenze e fatti casuali su contesti allegorici

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By Anna Maria Rizzato

La tela con “Il martirio di San Lorenzo” fu commissionata a Tiziano da Lorenzo Massolo nel 1546.
Negli ultimi anni della sua lunga vita Tiziano avvia una ricerca di un nuovo rapporto spazio-luce-colore e, in questa tela, la luce diventa elemento disgregatore che prende il racconto pittorico e lo frantuma in mille episodi.
Il santo giace sopra la grata e, come ci narra il Vasari….mezzo sopra la grata, sotto un gran fuoco e alcuni che lo accendono e, perché’ ha pinto una notte, hanno due serventi in mano due lumiere che fanno luce, dove non arriva il riverbero del fuoco che è sotto la grata.

Displaying san Lorenzo 3.jpgLa scena si svolge illuminata da diverse fonti, oltre le fiaccole accese e il fuoco anche il lampo di luce soprannaturale, che squarciano il cielo pesante e nuvoloso. Il tutto si svolge entro uno spazio architettonico classico, ricordo, questo, della permanenza del Cadorino a Roma; anche il corpo del martire ci ricorda modelli antichi.
Tiziano, qui, si dimentica le tradizioni rinascimentali e la sua “mano” diventa esasperatamente impressionista per una ricerca drammatica della “luce”. Il profondo notturno è illuminato da luci interne alla scena e le pennellate rapide e “spesse” sono un preludio alla sua ultima produzione.
“Luce” che quasi annulla gli effetti plastici e “sfrangia” il colore, anzi sfrangia la luce in mille colori.

Drammaticità pittorica che influenzerà Veronese, El Greco, Jacopo Da Bassano e soprattutto il Tintoretto!
Displaying san Lorenzo 2.jpgIl mio amato “Tintor” ha usato e abusato della “disintegrazione” luminosa.
E’ risaputo come Tintoretto creasse dei modelli plastici che illuminava artificialmente per poi realizzare la sua pittura con la massima veridicità.
Verso la conclusione della sua vita, Tintoretto “crea” la sua “Ultima Cena”, con i suoi noti schemi trasversali, ma il tutto “traforato” da lampi e fulgori che spezzano la scena e moltiplicano i nuclei vitali.
Gesù, in piedi, offre il pane al discepolo alla sua destra, ma attorno a Lui tutte le teste risplendono. Dall’alto arriva la luce fumosa di una grande lampada, mentre a destra svolazzano creature celesti che potrebbero da sole illuminare la sala, se la luce del Cristo… non la facesse da padrona!
Una tela allucinante, allucinata, il suo canto del cigno, un uso della “luce” frammentata e potente come la sua fede nell’arte! Come la mia fede nell’arte, che mi ha sempre sorretto nei momenti bui, IN STATO DI GRAZIA  .

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