F.Guzzardi

Blog di inutili conseguenze e fatti casuali su contesti allegorici

By F Guzzardi

Esiste uno strano sentimento,quasi fraterno, che ci lega a gli amici d’infanzia, quelli che sapevano tutto di te e non sapevano niente,quelli con cui litigavi o confessavi i tuoi pensieri piu` nascosti.
Si consumavano memorabili pomeriggi,nei quartieri popolari di una citta` al confine mediterraneo, quello che separa l’Africa dalla terra di Archimede e mescola i sentori mediorientali con il vento che d’estate si intromette fra i vicoli di Ortigia e le gonne delle signore.
Perche`, sono bellissime, le donne di quel luogo e non tanto per fisici attributi ma regale portamento ed innata sopportazione. 
Da bambini si giocava per le strade,in  via Santa Agnese o a piazza Santa Lucia, perche` le strade ed i luoghi a quel tempo,avevano bisogno di un santo protettore,le partite di calcio si organizzavano nei vicoli o nelle piazze ed erano scandite dal passaggio di una macchina ogni tanto o dalla voce di una mamma che annunciava il pranzo. Poi i pomeriggi al mare e  racconti infiniti,perche` si parlava,a quel tempo si parlava ancora e chissa` perche` poi, perdiamo quella semplice atmosfera che avvolge il tempo inutile – che poi tanto inutile non era ce ne accorgiamo a distanza di tanti anni, quando cerchiamo un rimedio per lenire le ferite del tempo e ci rifugiamo in percorsi che ci portano indietro nel tempo,sempre piu` lontano,quasi a riavvolgere un nastro pieno di polvere ed e` in quel nastro che la mente trova rifugio. Innamorati di tutto, perche` da bambini eravamo diversi anzi forse non eravamo neanche noi,erano dei bambini e fra questi c’era anche chi non aveva madre ne padre ed aveva i capelli rossi, rossi come il fuoco e non c’e` ne sono molti a quelle latitudini, per questo si sentiva diverso – sua madre si prostituiva “al nord” e l’aveva affidato ad una sua sorella ed a sua madre.
Non bastava questo,non poteva bastare e lui cercava in tutti i modi il volto di qualcuno,si, il volto di un uomo, un uomo dai capelli rossi che per sbaglio o per mille lire,aveva generato la sua vita,quella vita fatta di nonna e zia e donne, quella vita che non voleva e poteva accettare ed allora prese la sua vita fra le mani e comincio` a morderla a rosicchiarla , fino a lasciarla sfinita, senza tregua,   anche a costo di finire in prigione, anche a costo di lacerarsi le vene delle braccia,iniettandosi dolore per asciugare le lacrime con un coltello fra le mani senza sapere dove cercare, dove trovare quell’uomo dai capelli rossi per poter parlare, gia` parlare o forse accarezzarlo con una mano fra i suoi rossi capelli mentre la vita lo rincorre tirando calci nei coglioni e poi lo lascia senza fiato mentre i capelli diventano lunghi e biondi e le scarpe con tacchi a spillo ed il mare, ci vanno gli uomini ad accarezzare,sulle spiagge fra le onde i sogni si cancellano e la realta`puzza di piscio e di rivoltelle e tu ne possiedi una e vorresti provare a scaricarla addosso a qull’uomo dai capelli rossi ma non sai dove trovarlo e non sai dove cercarlo. Adesso sei nel giro e non ti puoi salvare ma e` quello che volevi,e quello cercavi – allora con il coltello fra le mani ti scagli su chi e` morto gia` da tempo e non ti puoi fermare. Io mi ricordo, ricordo anche il primo giorno di scuola, eri seduto nella terza fila a destra, avevamo sei o sette anni ed i tuoi occhi scrutavano tutto e tutti senza tregua, cosi` come non ti diede tregua il tuo assassino, dovevi avere venti anni o forse meno, un “ragazzo di vita” cosi` si diceva o frocio,transessuale,travestito ed io a cercare i tuoi occhi senza incontrarne i riflessi, perduti nel nulla o nel vuoto delle ferite che ti avevano inflitto al primo giorno di vita, al primo giorno di scuola,al primo giorno in prigione ,al primo giorno da donna e mi dico che forse l’avrai finalmente trovato quell’uomo dai capelli rossi e gli avrai accarezzato i capelli – io ti ricordo, Carmelo Manenti.

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